MGUS, Gammopatia monoclonale di significato incerto

MGUS o Gammopatia monoclonale di significato incerto. Vediamo di cosa si tratta.
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MGUS. In questo articolo parliamo di Gammopatia Monoclonale di Significato incerto o MGUS acronimo che significa “Monoclonal Gammopathy of Undetermined Significance”.

Una condizione clinica non sempre facile da spiegare ai pazienti vediamo cosa è la MGUS o gammopatia monoclonale di significato incerto.

Quando si riceve una diagnosi di MGUS le domande che vengono poste al medico sono molte, soprattutto sulle possibili evoluzioni future. Spesso non è semplice dare risposte complete ed esaustive che riguardano questa particolare condizione.

Cosa significa gammopatia monoclonale?

Questa dicitura indica una condizione collegata ad un particolare esame di laboratorio chiamato elettroforesi delle proteine sieriche. In questo esame vengono quantificate alcune “frazioni” che si creano quando le proteine del siero vengono fatte migrare (o correre) all’interno di un campo elettrico. Spesso questa condizione è scoperta causalmente durante esami del sangue di routine, magari effettuati per altri motivi.

L’elettroforesi delle proteine è formata da un grafico che mostra le zone in cui migrano le varie proteine del siero. (vedi la figura qui sotto)

Elettroforesi proteica normale
Elettroforesi proteica normale

La prima parte è costituita dalla albumina, poi abbiano rispettivamente la frazione detta alfa1, alfa2, beta 1, beta 2 ed infine la zona “gamma”.

Proprio quando abbiamo un accumulo di proteine che migrano in questa zona si parla di “gammopatia”. Se le proteine che migrano in questa frazione, oltre che essere più del normale sono tutte della stessa “natura”, cioè identiche tra di loro questo grafico mostra un “picco” detto anche “picco monoclonale”. (vedi figura qui sotto)

Componente monoclonale all'elettroforesi
Componente monoclonale all’elettroforesi

E’ detto monoclonale proprio perché le cellule che producono questa sostanza che si accumula sono “uguali tra di loro”, quindi derivanti da un unico clone.

Da cosa è formata la Componente Monoclonale?

La sostanza proteica che si accumula in zona gamma è costituita da Immunoglubuline. Le immunoglobuline sono gli anticorpi prodotti da un gruppo particolare di globuli bianchi definiti “plasmacellule”. Le immunoglobuline (abbreviate come “Ig”) possono essere di diversi tipi (o classi), per cui ritroviamo le IgA IgG IgM, esistono anche le IgD e le IgE ma non si associano ad MGUS se non in rarissimi casi. Di conseguenza la componente monoclonale sarà IgG, IgM o IgA.

Esiste in realtà un altro sotto gruppo di MGUS che è quella a catene leggere. Questa entità è caratterizzata dal fatto che la proteina prodotta non è costituita dall’intero anticorpo ma solo dalla sua “catena leggere”. Queste entità sono più difficili da intercettare allo stadio di MGUS perché non danno componente monoclonale visibile all’elettroforesi, quindi spesso vengono riconosciute quando già è avvenuto un danno d’organo, in quel caso si parla già di “mieloma micromolecolare”

Cosa significa gammopatia monoclonale di “significato incerto”?

Ogni volta che diciamo al nostro paziente che ha qualcosa di “incerto” si genera una certa insicurezza circa la propria condizione.

Il termine MGUS quindi indica una gammopatia della quale non si conosce l’evoluzione. Queste condizioni infatti possono essere a volta transitorie e risolversi spontaneamente, come ad esempio i casi di accompagnamento in processi infiammatori o alcune malattie autoimmuni.

Altre volte possono rimanere stabili per tutta la vita, o possono evolvere verso una malattia del sangue chiamata Mieloma Multiplo.

Infine alcune MGUS sono di accompagnamento ad altre patologie ematologiche come i linfomi o la Macroglobulinemia di Waldenstrom.

Le patologie non ematologiche che si associano ad MGUS sono patologie autoimmuni (connettivopatie), infezioni, disturbi dermatologici, patologie renali, patologie neurologiche.

Quali sono le caratteristiche di una MGUS?

Per definizione un paziente con MGUS deve avere una componente monoclonale all’elettroforesi che non superi i 3 g/dl, una infiltrazione al midollo osseo di plasma cellule inferiore al 10% del totale delle cellule midollari.

Inoltre il paziente non deve avere sintomi d’organo tipici del mieloma, questi sintomi si definiscono “CRAB”, artifizio mnemonico che nasce dalle iniziali dall’inglese dei sintomi (C-ipercalcemia R-insufficienza Renale-Anemia-Bone lesions “lesioni ossee”).

Interessante notare come l’incidenza di MGUS in uno studio condotto negli Stati Uniti in pazienti sani con più di 50 era del 3% circa, tale valore incrementa con l’età i pazienti con più di 80 anni hanno un incidenza di MGUS 4 volte maggiore1.  

Quali sono gli esami da effettuare in caso di riscontro di MGUS?

Quando si riscontra un MGUS bisogna completare gli esami con emocromo, calcemia, creatinina, quantificazione della componente monoclonale all’elettroforesi, Immunofissazione sierica (tipo di esame che ci dice la classe di appartenenza IgG IgA IgM della componente monoclonale).

Utile inoltre elettroforesi delle proteine urinarie, e il dosaggio delle catene leggere delle immunoglobuline libere nel siero. Dosaggio delle Immunglobuline sieriche (IgG IgA IgM totali).

Utile inoltre completare lo studio con una TC a bassa densità per lo studio dello scheletro per evidenziare eventuali lesioni sospette. Utile in alcuni casi in cui la TC è sospetta o non del tutto conclusiva utilizzare la risonanza magnetica.

Qual è il ruolo dell’aspirato midollare o della Biopsia Osteomidollare nella MGUS?

Quando la componente monoclonale è maggiore di 1,5 g/dl, quando il paziente ha un rapporto alterato di catene leggere libere siero (<0.26 o >1.65), quando la componente monoclonale e IgA o IgM ed ovviamente in tutti i pazienti che hanno un criterio CRAB, quindi che sono sintomatici.

Quali sono i fattori di rischio di progressione di una MGUS?

Predire la possibilità di una MGUS di restare stabile nel tempo o di progredire è ancora oggi difficile, non è possibile determinarlo con certezza. Sono stati studiati però alcuni fattori di rischio che sono collegati con l’evoluzione in mieloma1, vediamo quali sono.

Il primo è la quantità della componente monoclonale. Maggiore è la grandezza della componente monoclonale maggiore è il rischio che la MGUS possa evolvere in mieloma.

Secondo la tipologia di componente monoclonale, i pazienti con IgM o IgA hanno un rischio maggiore di quelli con componente IgG.

Terzo la quantità di plasmacellule, cioè le cellule produttrici della componente monoclonale, nel midollo osseo. Maggiore è l’infiltrato midollare di plasmacellule maggiore è il rischio di progressione di malattia.

Quarto fattore di rischio è la presenza di un alterato rapporto delle catene leggere libere nel siero, queste sono di due tipi kappa e lambda. Se non sono bilanciate tra loro aumenta il rischio di progressione di malattia.

Cosa deve fare un paziente con MGUS?

Un paziente a cui è stata riscontrata una MGUS deve mettersi in contatto con un ematologo ed essere seguito nel tempo. Una volta effettuati gli esami indicati più sopra in questo articolo alla diagnosi il paziente continuerà i controlli ambulatoriali ematologici.  A seconda del rischio e della clinica il medico deciderà ogni quanto effettuare i controlli ambulatoriali, ogni 3-6 mesi o più a seconda del giudizio del clinico e della storia del paziente. Il paziente effettuerà periodicamente gli esami prescritti dall’ematologo per valutare eventuali segni di progressione.

Bibliografia

  1. Kyle RA, Durie BG, Rajkumar SV, Landgren O, Blade J, Merlini G, Kröger N, Einsele H, Vesole DH, Dimopoulos M, San Miguel J, Avet-Loiseau H, Hajek R, Chen WM, Anderson KC, Ludwig H, Sonneveld P, Pavlovsky S, Palumbo A, Richardson PG, Barlogie B, Greipp P, Vescio R, Turesson I, Westin J, Boccadoro M; International  Myeloma Working Group. Monoclonal gammopathy of undetermined significance (MGUS)  and smoldering (asymptomatic) multiple myeloma: IMWG consensus perspectives risk  factors for progression and guidelines for monitoring and management. Leukemia. 2010 Jun;24(6):1121-7

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Giovanni Franco
Specialista in Ematologia | www.blogdelmedico.it

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