COVID 19 in pazienti ematologici ricoverati

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COVID 19 ed ematologia. Il coronavirus e l’impatto nei pazienti ematologici

La prestigiosa rivista scientifica Leukemia ha pubblicato a fine aprile 2020 un articolo scientifico che riguarda i pazienti ematologici ricoverati e affetti da COVID-19.

Questo argomento è di estrema importanza, perché ancora sono pochi i dati sui pazienti affetti da neoplasie ematologiche e su come questi possano subire gli effetti del nuovo coronavirus o SARS-CoV2.

Introduzione allo studio

Sappiamo già che in generale tutti i pazienti oncologici sono più a rischio di contrarre infezioni virali e quindi anche da coronavirus a causa della loro immunodepressione indotta dai farmaci e dalle chemioterapie. Ciò che ancora non è chiaro è se la prognosi sia realmente peggiore in questi pazienti. Ricordiamo a tale proposito che in medicina qualunque affermazione, anche se può sembrare scontata da un punto di vista logico, deve necessariamente essere supportata da dati scientifici che siano statisticamente significativi.

Lo studio dal titolo “COVID-19 in persons with haematological cancers“ (COVID-19 in pazienti con neoplasie ematologiche) è pubblicato da un gruppo di medici che lavorano presso i due principali reparti di ematologia a Wuhan, lo Union Hospital e il Wuhan Central Hospital sulla prestigiosa rivista scientifica Leukemia.

Campione analizzato nello studio

Lo studio ha analizzato 128 pazienti con neoplasia ematologica e ricoverati a Wuhan, 13 dei quali hanno sviluppato la patologia definita COVID-19. Come gruppo di controllo sono stati utilizzati 224 operatori sanitari di cui 16 hanno sviluppato COVID-19 e di questi 11 sono stati inclusi nello studio come gruppo di paragone.

Tra i pazienti ematologici con COVID-19 quattro erano affetti da leucemia acuta mieloide acuta, cinque da leucemia linfoblastica acuta, tre da mieloma multiplo e uno da sindrome mielodisplastica. Non è stata trovata nessuna correlazione tra il tipo di tumore ematologico e il maggiore rischio di sviluppare COVID-19.

Risultati dello studio

La prima differenza statisticamente significativa tra i due gruppi è stata che i pazienti ematologici avevano una maggiore frequenza nello sviluppo dei sintomi. Per quanto riguarda febbre, tosse e dispnea (difficoltà respiratoria) questi erano più frequenti nel gruppo dei pazienti ematologici rispetto a quello degli operatori sanitari.

Alcune differenze sono state notate anche nei parametri di laboratorio. 

I pazienti con patologia ematologica avevano una maggiore riduzione dell’emoglobina, della conta dei linfociti e delle piastrine e un amento del D-dimero rispetto al gruppo di controllo. 

Interessante notare che non esiste differenza tra i due gruppi nella concentrazione delle citochine come interleukina-6, -2, -4, 10, tumor necrosis factor alfa e interferone gamma. Le citochine sono chiamate in causa nel COVID-19, poichè responsabili della cosiddetta “tempesta citochinica” che causerebbe un progressivo deterioramento delle condizioni cliniche dei pazienti. 

Nei pazienti con neoplasie ematologiche si è riscontrata con maggiore frequenza la presenza di co-infezioni da batteri funghi e altri virus. Questo dato comunque non è chiaro se sia correlabile alla infezione da SARS-CoV2 o meno, i pazienti ematologici infatti normalmente hanno un tasso di infezioni da batteri, virus e funghi più alto rispetto alla popolazione ospedaliera generale. In questi pazienti il sistema immunitario è debilitato sia per la patologia di base che per le eventuali terapie ematologiche ricevute.

Quali complicanze ha evidenziato lo studio?

Per quanto riguarda le complicanze, anche queste sono presenti con maggiore frequenza nei pazienti ematologici. In particolare sei casi di ARDS (sindrome da distress respiratorio) un caso di insufficienza renale acuta e due casi di sepsi. Nel gruppo di controllo invece nessuno degli operatori sanitari ha avuto queste complicanze.

Maggiore anche la necessità per i pazienti ematologici di ricevere ossigeno terapia, o ventilazione non invasiva. 

La mortalità è stata maggiore nei pazienti ematologici, otto pazienti su 13 con una mediana di sopravvivenza di 11 giorni, dato questo non molto confortante. 

Le cause principali di morte sono state da distress respiratorio, shock settico e disfunzione multi organo.

Incidenza del COVID-19 nella popolazione dello studio

Gli autori riportano che il 10% circa dei pazienti ricoverati per neoplasie ematologiche (128 in totale) a Wuhan è affetto da COVID-19.

Questo dato, si legge nello studio, è più alto se confrontato con i ricoverati per altre neoplasie a Wuhan, l’incidenza di COVID-19 per questi pazienti è inferiore all’1%. 

Mentre il tasso di operatori sanitari affetti da COVID-19 dello studio è sovrapponibile a quello di altri ospedali. 

Da segnalare comunque che in questo studio la maggior parte dei pazienti COVID-19 aveva avuto contatti professionali (per gli operatori) o clinici (per i pazienti) con l’unità di terapia intensiva prima dell’esplosione dell’epidemia. Infatti dopo l’epidemia non si sono più ricoverati, perché non ammessi, pazienti COVID-19 positivi per evitare la diffusione del contagio in queste strutture. 

Gli autori sottolineano come dall’ultimo paziente diagnosticato al 31 gennaio 2020 non si siano verificati più casi di pazienti ematologici con COVID-19 nel loro Ospedale. 

In realtà quindi si tratta di un gruppo di pazienti COVID-19 da correlare ad un focolaio partito dalla terapia intensiva dell’Ospedale “Union Hospital” di Whuan, questo è ovviamente uno dei limiti dello studio. Si configura così un bias di selezione, ovvero un campione statistico distorto.  

Conclusioni e limiti dello studio

I limiti dello studio sono dati dalle diagnosi ematologiche troppo eterogenee. I malati ematologici sono affetti patologie estremamente varie, non sono tutti assimilabili esclusivamente sulla base dell’appartenenza alla classe di “neoplasia ematologica”.

Altro limite dello studio è dato dai diversi stati di malattia dei pazienti, alcuni pazienti erano in remissione, altri alla diagnosi altri ancora in progressione. Non è statisticamente corretto assimilare diversi stadi di malattia. 

Ed infine non tutti i casi di SARS-CoV2 sono stati analizzati con tampone, alcuni sono stati valutati solo con il quadro TC del torace. 

Questo studio, seppure con alcuni limiti, dimostra che i malati ematologici con COVID-19 hanno una malattia più severa ed una mortalità più elevata rispetto a pazienti con COVID-19 ma senza patologia ematologica. Infine particolare attenzione deve essere posta all’isolamento di questi pazienti in unità di terapia intensiva. 

Per approfondimenti può essere utile consultare le linee guida del Ministero della Salute sulla gestione dei pazienti immuni depresso cliccando qui

Bibliografia

He W, Chen L, Chen L, et al. COVID-19 in persons with haematological cancers. Leukemia. 2020 Apr 24.

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Giovanni Franco
Specialista in Ematologia | www.blogdelmedico.it

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